Tu sei qui: Portale Articoli Alla corte dei Thun
Strumenti personali

Alla corte dei Thun

La riapertura dei giardini dopo anni di attesa

Ma per Pinter (Solidarietà) era meglio rinviare

Castel Thun rimarrà aperto, dalle 10 alle 18, fino al 3 ottobre. Nella prima giornata di apertura i visitatori sono stati numerosi; oltre 700 persone, a dispetto del consueto temporale quotidiano che nel pomeriggio ha tentato di guastare la festa. Tra questi molti censiti del comune di Ton che, dopo aver vissuto per anni all’ombra del più noto castello anaune, hanno finalmente potuto varcarne le mura, con buona soddisfazione degli amministratori locali, che a lungo si sono battuti perché esso divenisse un bene pubblico visitabile, e possibile traino per un’economia turistica in loco assai asfittica.

Prima che Castel Thun sia visitabile per intero sarà però necessario attendere a lungo, qualche anno addirittura; per intanto i visitatori possono accedere ai cortili esterni ed ai giardini, forse nel breve periodo, dopo le opportune verifiche, saranno aperti i cortili interni a pianoterra, da dove sarà possibile ammirare i loggiati che ospitano importanti collezioni di trofei di caccia. Per le sale interne i tempi saranno più lunghi, tanto che informalmente è stato buttato lì un “cinque anni”: monitoraggi, controlli sulla tenuta dei solai, allestimenti vari richiedono progettazioni e particolari attenzioni.

Scetticismo sulla parziale apertura esprime il consigliere provinciale di Solidarietà, Roberto Pinter, che ha presentato in questi giorni una interrogazione, in cui chiede se “per l’apertura forzata e parziale di Castel Thun non era meglio attendere”. A suo avviso le mura di cinta in alcuni punti si sgretolano e possono costituire motivo di pericolo; addirittura, Pinter sostiene che “tecnici ed operatori hanno manifestato il loro dissenso per un’apertura così anticipata”, mentre “non sono mai stati chiariti né illustrati completamente gli interventi progettati”. L’esponente politico si rifà quindi all’incontro organizzato dall’amministrazione di Ton a gennaio, cui aveva partecipato l’assessore Tarcisio Grandi, in occasione del quale “si era negata alla popolazione l possibilità di esprimere le idee e le perplessità che molti avevano riguardo tutta l’operazione”, in particolare circa le voci secondo cui era previsto di “fare un ristorante interno al castello ed altre strutture ricettive”; ipotesi non smentita perché considerata “una possibilità per ridurre i costi di gestione”.

Anche su strade e parcheggi Pinter ha molto da ridire “Si prevede un allargamento minimo della strada e una rettifica della strada di collegamento tra la provinciale 124 ed il castello, con la creazione di piazzole di sosta per permettere l’incrocio dei veicoli. Da notare che esiste un progetto di allargamento della 124 che collegherà Toss con Dardine e che tale arteria scorre per qualche centinaio di metri in parallelo con la strada di collegamento di Castel Thun.

Sarebbe quindi più logico optare per la sovrapposizione, per un certo tratto, della provinciale alla via Thun. Pinter si dichiara contrario alla prospettata ipotesi di creazione di un parcheggio: “Una soluzione sarebbe quella di sfruttare i parcheggi esistenti nelle frazioni di Vigo e Toss e istituire un collegamento tramite bus-navetta, cosa che consentirebbe “di dar vita a paesi che in altra maniera non verrebbero interessati dall’eventuale flusso di persone”.

Infine dovrebbero essere valorizzati i percorsi alternativi per chi volesse recarsi a piedi al castello partendo dalle frazioni.

Secondo il sindaci di Ton, Giovanni Rigotti, le scelte compiute finora sono giuste. Procedere di passo in passo aprendo il castello a comparti, risponde alle esigenze della collettività locale, nonché alle aspettative degli appassionati, da alcuni anni costretti ad ammirarne le mura dall’esterno. “Molti censiti hanno visitato il castello, in questi giorni” afferma deciso Rigotti. “Ed io non ho sentito alcuna lamentela, anzi, tutti hanno manifestato, come noi amministratori, una notevole soddisfazione”.

 

Tratto da “l’Adige” del 12 agosto 1993

Azioni sul documento