Castel Thun deve rivivere come centro di cultura
"Il maniero dovrà essere un punto di riferimento per tutta la valle di Non”
Il consigliere Franco Tretter interviene sul futuro dell’antica costruzione
Castel Thun tornerà al suo antico splendore, grazie all’intervento della Provincia. Il piano di massima per il restauro del maniero e delle aree che lo circondano è stato presentato circa un mese fa alla popolazione ed agli interessati ad una riunione tenutasi a Vigo di Ton e presieduta dall’assessore provinciale ai beni culturali Tarcisio Grandi. In quella occasione si suddivise il progetto generale in cinque parti: innanzitutto si era pensato di sviluppare una approfondita ricerca sulla storia del castello e della famiglia Thun (che nel XIII secolo fece ricostruire il castello sul posto dell’antico Castel Belvesino), per proseguire poi con la trasformazione del maniero in museo della valle di Non, con la sistemazione ed il restauro delle strutture e con la formazione di personale in grado di provvedere alle visite guidate ed alla custodia del futuro museo. L’ultima parte del progetto, ma non meno importante delle altre, prevede la realizzazione di percorsi culturali della valle di Non che permettano ai visitatori di ammirare tutte le bellezze della valle.
Dopo anni di attesa, la Provincia decise, nel dicembre del 1991, di acquistare il castello per realizzare in quella sede il quarto polo museario della Provincia, accanto al castello del Buonconsiglio, Castel Stenico e Castel Beseno.
Purtroppo però l’intervento provinciale non è stato sufficientemente tempestivo e molte “ricchezze” presenti nel maniero sono andate perdute. Sull’argomento il consigliere provinciale del Patt, Franco Tretter, ha inteso esprimere il proprio parere. “L’acquisto di Castel Thun - spiega in una nota - e la decisione di conservare l’antico maniero al patrimonio della terra trentina chiude un lungo periodo nel corso del quale, con l’apporto di molti amici che come me credono fermamente nella necessità di conservare le vestigia della nostra storia antica e recente, mi sono sempre battuto affinché Castel Thun non andasse perduto. La sua storia, la sua posizione culturalmente importante, i tesori che vi sono ancora conservati, meritavano una migliore attenzione. Purtroppo molte cose sono andate perdute per l’insipienza di coloro che hanno atteso anni prima di intervenire”.
Tretter cita ad esempio la collezione dei “laveggi” usati nei vecchi focolari che è scomparsa quasi completamente. Fortunatamente le carrozze sono rimaste al loro posto e sono ora in attesa di un restauro per tornare al loro antico splendore.
Ma Castel Thun, secondo Franco Tretter, non deve essere visto come un punto di arrivo, ma come punto di partenza per far rifiorire il gusto per l’antico e per la cultura: il maniero dovrebbe quindi divenire un punto di riferimento per la valle intera. Però, perché questo possa avvenire, è necessario venga stilato un progetto globale che tenga in considerazione tutti gli aspetti legati al castello, primo fra tutti il problema viario; ecco in questo senso l’importanza della realizzazione della strada di collegamento e del ponte con Dardine, che toglierebbe dall’isolamento la frazione di Toss. Riguardo a questo problema, il sindaco Giovanni Rigotti, ha spiegato che il progetto in questione ha superato la valutazione di impatto ambientale e si è quindi in attesa del progetto definitivo della Provincia. Un rallentamento nella realizzazione e nella successiva esecuzione del progetto verrà causato probabilmente dalla mancanza di finanziamenti in sede provinciale; considerato che lo scoglio più difficile da superare, cioè la valutazione di impatto ambientale, è già stato approvato da tempo.
Ma le considerazioni di Tretter non finiscono qui. C’è anche un certo senso di rammarico per non aver potuto essere presente alla riunione di presentazione del progetto di massima per Castel Thun. “E’ stato un momento importante, ma si è trattato di un confronto al quale io non ho potuto partecipare perché non invitato, -ha detto Tretter-, che ha proseguito: “E’ solo un senso di amarezza che mi muove nel sottolineare una mancanza di rispetto che tocca tutti coloro che da sempre si sono battuti per il castello, con un’azione che è documentata da tanti interventi, nelle sedi istituzionali e non, per segnalare e per sollecitare interventi che sono venuti con grandissimo ritardo. Il mio è un richiamo alla collaborazione da parte di tutti coloro che in valle vogliono che Castel Thun diventi un centro di cultura, aperto a tutti, nel richiamo alla nostra storia e alle nostre tradizioni più belle. Solo così l’antico maniero tornerà veramente a vivere”.
Tratto da “L’Adige” del 4 marzo 1993

