Castel Thun, gioiello in cassaforte
Il più bel maniero del trentino rimane chiuso a 7 anni dalla acquisizione da parte della Provincia. Ora l’assessore Molinari annuncia la vera svolta
Spesi finora 4,5 miliardi ma nel 2000 si fa sul serio
CASTEL THUN - “il più prestigioso maniero del Trentino”, recita senza dubbio la nuovissima Guida ai castelli dell’Apt provinciale, trattando quel gioiello di storia, architettura ed arte svettante in bassa Anaunia, e che per secoli è stato dimora dei potenti Thun.
C’è l’inganno però. L’annotazione dell’Apt -“visitabile”- non si spiega ai turisti che l’unica visita possibile è limitata ai “giardini” e a un pezzetto di cortile, e che palazzo, torri, biblioteca, archivio, quadreria (insomma, gli autentici tesori del castello, che ne fanno uno dei più ricchi e interessanti di tutte le Alpi) sono rigorosamente chiusi.
Perché? Se lo chiedono in molti, e non solo in val di Non, dopo 7 anni dall’acquisto da parte dell’ente pubblico. Perché un simile tesoro, comperato nel ’92 dalla Provincia per 2 miliardi 469 milioni, che in potenza è pure una formidabile attrazione del turismo culturale (che già richiama migliaia di persone nel vicino santuario di S. Romedio) da più di 7 anni è privo di un progetto di utilizzo completo e di previsioni d’apertura? Perché non programmare un investimento, dunque, e non valorizzare al massimo (gli esempi, anche di ritorno economico, non mancano né in Alto Adige né in Tirolo) questo tesoro pubblico, imboccando finalmente la strada additata dalle migliaia di visitatori agli Ori delle Alpi?
Le risposte per la situazione attuale sono soprattutto finanziarie, dicono al Servizio beni culturali, ma una svolta si preannuncia già l’anno prossimo, come sottolinea l’assessore provinciale alla cultura Claudio Molinari.
Vediamo però quanto fatto finora. Dopo l’esproprio del 2 marzo ’92, le mosse della Provincia sono dipese dalla Sovrintendenza per i beni ambientali di Verona, poi dalla complessità e dall’onerosità degli interventi.
I finanziamenti -insufficienti- sono stati dilazionati negli anni, e quindi i lavori eseguiti hanno solo “tamponato” le necessità più urgenti: impianti antincendio, serramenti, coperture, locale custodi, servizi igienici, restauro cappella di S. Martino. Nel ’98, però, le competenze sono passate interamente alla Provincia, che ora sta per eseguire la manutenzione straordinaria del tetto della biblioteca e delle due torri del campo dei tornei, disboscato. Per quest’anno è prevista poi l’elaborazione dei dati statici e strutturali, dal cui risultato dipenderà la progettazione del consolidamento, mentre è già pronto il progetto per l’impianto elettrico.
Tutto necessario, si dirà, ma a questo ritmo lo splendido maniero rischia di rimanere chiuso ben più che per altri 7 anni.
Possibile? “Gli interventi necessari per aprire al pubblico il castello sono molti, complessi e costosi -spiega il dirigente del Servizio beni culturali Sandro Flaim- Mancano i requisiti di sicurezza sia per i visitatori, sia per il patrimonio”.
Anzitutto bisogna realizzare il consolidamento strutturale. Poi ci sono grossi problemi di umidità, specie nella cappella, la cui gravità è ben nota a chi si occupa di conservazione. Mancano poi gli impianti, e occorre programmare il restauro degli intonaci e delle decorazioni, dei dipinti, degli arazzi, dell’arredo. Gioielli come la biblioteca -7mila volumi- non si possono aprire alle visite se non predisponendo adeguati allarmi e percorsi: mettendo “sotto chiave” i testi.
Il nodo, quindi, è eminentemente politico. Occorre che su Castel Thun la Provincia scelga. L’investimento necessario è attualmente quantificato “intorno ai 10 miliardi”, e s’intuisce che i tempi saranno lunghi, di molti anni, considerando anche la riduzione di risorse finanziarie. La suggestione evocata da Castel Thun, il significato che la sua storia riveste, l’importanza come bene storico-artistico e i significativi risvolti in termini turistici sono caratteri tuttavia ben noti all’assessore alla cultura, Molinari, che ha infatti prospettato all’assemblea dei sindaci anauni la scelta della giunta provinciale: convogliare lo sforzo finanziario su Castel Thun, tenendo però presente che parallelamente non si potrà chiedere che la Provincia investa su altri beni “minori”.
I costi
CASTEL THUN - Fra acquisto per esproprio ai proprietari Martini Brenzoni, Martini Pompati e Nardelli Borga (2 miliardi 569 milioni) e lavori di rifacimento e restauro finanziati, dal 2 marzo 1992 ad oggi la Provincia ha speso per Castel Thun 4 miliardi 433 milioni.
Primo intervento il rifacimento della copertura del corpo custodi e torri della polvere, nuovi bagni, scavi e muri: 200 milioni nel ’92.
Nel ’93, altri 200 milioni per copertura del colonnato dei cannoni, impianto gpl, acquisto centraline, alloggio per custodi, servizi. Nel ’94 si spendono prima 300 milioni (per la prima falda del tetto del palazzo comitale, acquisto tegole e progettazione impianto parafulmine), poi in successione 297, 134 e altri 226 per rifare le coperture delle altre tra falde.
Seguono quasi 59 milioni nel ’95 per il corpo custodia, 204 per la copertura delle due torri e della porta Spagnola, altri 7 per indagini e nel ’96, 190 per muri esterni. Nel ’98, 150 milioni per tetto biblioteca e torri.
Molinari: ora ci puntiamo tutto
TRENTO - “Nel bilancio provinciale del 2000 figurerà il progetto di restauro complessivo di Castel Thun, che si andrà a chiudere già entro quest’anno.” Parola di Claudio Molinari, assessore provinciale a cultura, scuola e università della giunta Dellai. Dopo 7 anni, dunque la svolta. “D’accordo con l’assessore al turismo Marco Benedetti abbiamo messo in piedi un gruppo di lavoro sul turismo culturale -premette Molinari- convinti che il binomio non significhi solo sfruttare il bene culturale a fini artistici, ma costruire insieme un itinerario di crescita complessiva. Ai sindaci ho prospettato la scelta di investire su Castel Thun per questa legislatura, e obiezioni non ve ne sono state.”
I lavori saranno avviati per stralci, possibilmente uno per ogni piano del palazzo, in modo da realizzare un’apertura al pubblico progressiva del castello che conserva migliaia di pezzi di valore. Nel bilancio 2000 la Provincia inserirà il progetto complessivo di restauro e apertura al pubblico, visto che entro quest’anno avremo l’ipotesi di progettazione pronta. E i 10 miliardi, o giù di lì, che si prospettano essere l’ostacolo maggiore? Molinari punta a Bruxelles per reperirne una parte: “Mi risulta che i progetti analoghi, con finalità di non sola conservazione, siano stati finanziati dall’Unione europea già in Irlanda e in altri paesi dell’unione”. La strada da battere è quella, quindi. Ma attenzione: Castel Thun poi non potrà essere un museo di maniera ottocentesca. Sarà un castello il più possibile “aperto” alle iniziative compatibili, come già si fa nel Regno Unito (maestro di tutela e fruizione pubblica di castelli e simili).
Lo sottolinea, Molinari: “Dev’esserci sufficiente elasticità nell’utilizzo. Non ci si scandalizzi, poi, se Castel Thun ospiterà matrimoni o altro”. Scandalizzarsi non avrebbe senso, del resto, chè il reperimento di risorse private pare quanto mai necessario ed urgente per queste iniziative, che ancora faticano a trovare condivisione e “forza” sullo stesso territorio che andranno a sostenere anche economicamente. Pare che il Trentino debba ancora crescere, e di molto, su questo fronte.
Tratto da “l’Adige”

