Castel Thun riaprirà tra cantieri e restauri
Risale a qualche giorno fa il primo sopralluogo dei tecnici della Provincia incaricati dei lavori di recupero. Lunga la lista degli interventi così da garantire l’apertura del maniero al grande pubblico.
Improvvisamente, in una fredda sera di questo strano ottobre, agli abitanti della valle, indaffarati nella raccolta delle mele, è apparso Castel Thun avvolto da una luce quanto mai suggestiva.
Dopo anni di buio completo nei quali sembrava che il castello fosse abbandonato e fin troppo facile preda dei ladri, finalmente dei fari ne illuminano le mura esterne.
La vita sembra dunque lentamente riprendere e l’amministrazione provinciale superata la fase burocratica sembra voler dare operatività al progetto di recupero e restauro di quello che, non a torto, viene considerato uno dei più bei castelli del Trentino.
Nei giorni scorsi una nutrita rappresentanza di funzionari provinciali ha compiuto un sopralluogo per verificare l’effettiva possibilità di aprire al pubblico, entro il prossimo mese di luglio, almeno la parte esterna dell’antica residenza nobiliare.
Da questo primo sopralluogo pare siano riemersi i numerosi problemi che affliggono Castel Thun e dei quali già in altre occasioni il nostro giornale si è occupato.
Manca l’allacciamento idrico, dopo che una frana alcuni anni fa ne ha distrutto la presa. Esiste in tal senso la proposta del ripristino della condotta, ma l’opera non può essere eseguita isolatamente se non inserita in un contesto più ampio di riordino dell’intero maniero.
C’è inoltre il problema di costruire una nuova rete fognaria. Si tratta di un intervento altrettanto importante soprattutto in vista dell’apertura delle mura ai turisti e l’attivazione di una serie di servizi ai visitatori. Lo stesso discorso vale anche per la linea elettrica che dovrà servire il castello.
Le difficoltà maggiori, a detta dei tecnici, sembrano però derivare dall’inadeguatezza della rete viaria che congiunge la provinciale per Ton con Nosino, a causa della carreggiata larga solo un paio di metri. La strada lasciata la provinciale che da Vigo porta a Toss attraversa per un lungo tratto la zona agricola coltivata a meli. Un eventuale intervento alla sede stradale dovrà (siamo solo a livello di ipotesi) interessare i terreni agricoli.
Ora che il problema dell’acquisizione dei beni mobili è stato risolto e in questi giorni si sta perfezionando il passaggio di proprietà alla Provincia dell’immobile, è necessario risolvere i numerosi altri problemi.
La visita dei tecnici provinciali aveva appunto questo scopo: elaborare delle soluzioni praticabili a breve periodo così da riportare anche parzialmente il castello in condizioni di agibilità entro la prossima estate.
Naturalmente i tempi del completo restauro saranno prevedibilmente lunghi e quindi prima di poter visitarne gli interni sarà necessario attendere ancora qualche anno.
A questo proposito c’è da registrare il timore più volte espresso da parte di alcuni amministratori, ma anche da semplici cittadini, che i mobili, quadri, suppellettili, carrozze, asportati per motivi di sicurezza no facciano più ritorno nella loro sede naturale.
Questa eventualità sarebbe interpretata a Vigo di Ton ed in valle di Non come un’ulteriore beffa che andrebbe ad impoverire un patrimonio storico, artistico e culturale già messo a dura prova dei troppi furti di questi ultimi anni.
Per il momento alcuni ex dipendenti delle Aziende Agrarie, assunti dalla Provincia stanno svolgendo un’accurata pulizia dei giardini e dei piazzali.
Sembra comunque opportuno che il piano di utilizzo di Castel Thun, venga anche discusso con l’amministrazione locale, in modo de coinvolgere la popolazione del Comune di Ton.
Non bisogna infatti dimenticare che la grandezza dei Thun, affonda le radici anche nel sudore e nella fatica di chi ha materialmente realizzato la residenza nobiliare.
Sarebbe dunque sbagliato e ingrato progettarne l’utilizzo senza coinvolgere in prima persona che è nato e vissuto all’ombra di Casel Thun e che si è battuto per la sua nascita.
Tratto da “Alto Adige” del 30 ottobre 1992

