Castel Thun torna chiuso
Proseguono i lavori di consolidamento. Viabilità e parcheggi da migliorare
Dopo la prima positiva esperienza dell'apertura nei mesi estivi
TON - E’ nuovamente calato il sipario su Castel Thun. Dopo l’apertura estiva infatti dai primi giorni di ottobre i giardini sono chiusi in attesa della bella stagione. Nel frattempo però continuano i lavori di ripristino di alcuni tratti della cinta di mura esterna ritenuta pericolante.
Un primo bilancio di questi alcuni mesi di apertura seppur parziale della residenza dei Thun, sembra positivo. C’è stata infatti una buona affluenza di pubblico soprattutto nel mese di agosto, ma anche nei fine settimana di settembre numerosi turisti hanno scelto come meta le splendide passeggiate all’interno del castello. Turisti italiani, ma pure numerosi tedeschi hanno così riscoperto un angolo di mondo veramente interessante sia dal punto di vista storico che paesaggistico.
Certo che ancora molto deve essere fatto prima che i restauri del castello siano portati a termine. si parla di qualche anno, ma nel frattempo si deve dare soluzione ad alcuni seri problemi logistici.
La strada di accesso infatti così come è, risulta inadeguata a sopportare un traffico automobilistico e si deve al più presto provvedere alla creazione di piazzole per l’incrocio agevole dei veicoli. Anche il parcheggio provvisorio allestito in tutta fretta sembra largamente insufficiente tant’è che, soprattutto nelle giornate di maggior affluenza, si contavano a decina le automobili parcheggiate alla rinfusa su proprietà private. Anche questo inconveniente comunque sembra in via di rapida soluzione e già è stata individuata un’area per creare un parcheggio funzionale.
Certo che conciliare turismo e agricoltura sembra difficile. Permangono infatti da parte degli agricoltori i timori che il castello oltre che da richiamo turistico funzioni anche da self service di frutta a buon mercato. Nel contempo però, si intravvedono anche alcune possibilità di sviluppo della zona.
Molto comunque dipenderà dagli indirizzi che la Provincia, proprietaria dell’immobile, saprà dare tenendo anche nella dovuta considerazione i suggerimenti che provengono da chi abita in loco. (di Vittorio Nardon)
Carrozze a rischio
Le preoccupazioni di Tretter
TON - In consiglio provinciale invece, continuano da perte di Francesco Tretter le prese di posizione perché beni, che negli anni scorsi sono stati allontanati da Castel Thun, ritornino nella sede originaria e il castello sia trasformato in una struttura di raccolta e conservazione delle testimonianze storiche ed artistiche della valle di Non.
Con un’interrogazione infatti l’esponente del Patt, ritorna una volta sulla questione delle carrozze e delle slitte appartenenti alla famiglia Thun. “Oltre un anno fa il consiglio provinciale approvava un ordine del giorno nel quale si impegnava la giunta ad intervenire perché tale patrimonio di interesse collettivo non venga ceduto a privati.
Ma nonostante gli impegni ufficialmente assunti finora -sostiene Franco Tretter- non si è saputo nulla e diviene sempre più forte la preoccupazione che le carrozze si danneggino o seguano la sorte della preziosa collezione di 140 bronzi risalenti al 1600 – 1700 venduti a dei collezionisti privati.
Le carrozze peraltro sono state sottoposte a pignoramento e quindi possono andar soggette ad asta giudiziaria: se la Provincia non si dà da fare, un prezioso patrimoni artistico corre ancora una volta il rischio di andare definitivamente disperso. Se questa malaugurata ipotesi dovesse verificarsi, la nostra forza politica immediatamente reagirebbe chiamando ognuno alle proprie precise responsabilità”.
L’interrogazione poi conclude sostenendo la necessità che Castel Thun divenga, anche per la sua posizione geografica centrale e facilmente raggiungibile, un museo dove possono trovar posto le testimonianze storiche ed artistiche della vale di Non. Tutto questo, secondo Tretter, con prospettive quanto mai interessanti sia sotto il profilo culturale che per lo sviluppo dell’economia del comune di Ton e dell’intera valle. (di Vittorio Nardon)
Tratto da “Alto Adige” del 13 ottobre 1993

