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Castel Thun uscirà dall'oblio

Presentazione a Vigo di Ton

L’assessore alla cultura Grandi e i tecnici responsabili del maniero presentano il piano di interventi

Castel Thun, per la prima volta nella sua secolare storia aprirà al pubblico. I portali di quella che è la residenza signorile più bella del Trentino si spalancheranno gradualmente. L’accesso dei visitatori al castello andrà di pari passo con i lavori di restauro che la Provincia di Trento, ente proprietario del maniero, ha già messo in cantiere.

Il sipario s Castel Thun si è aperto venerdì sera a Vigo di Ton alla presenza della folla delle grandi occasioni. Il borgo, che sorge ai piedi del castello e che ha legato in parte la propria storia con quella della famiglia Thun, ha vissuto un momento storico, destinato a segnare profondamente il destino di un paese per lunghi anni racchiuso in una sorta di splendido isolamento.

L’assessore Grandi, accompagnato da uno staff di tecnici appositamente allestito, ha delineato le prospettive di sviluppo che il recente acquisto del castello da parte della Provincia può offrire al Comune e all’intera valle. L’importanza del momento la si è percepita subito fin da quando il sindaco, tradendo, cosa per lui insolita, una certa emozione, ha voluto ripercorrere brevemente le annose vicende relative all’acquisto dell’immobile.

La conferma è poi venuta dallo stesso assessore provinciale alla cultura, Tarcisio Grandi: “Il ’93 è l’anno dell’Europa e Castel Thun con la sua storia pregnante di europeismo ci riporta fuori dagli angusti confini locali per proiettarci nella cultura mitteleuropea””.

Ora gli interventi dell’ente pubblico cominciano a delinearsi in maniera abbastanza nitida. “Se abbiamo speso oltre 12 miliardi -ha continuato Grandi- per l’acquisto della principale residenza dei Thun, è chiaro che per essa nutriamo dei grandi progetti. Il castello ora però non è ancora agibile, necessita di molti interventi e per eseguirli ci vorranno dei tempi lunghi”.

L’amministrazione provinciale comunque, in accordo con quella comunale, ha delineato delle strategie di intervento. L’apertura sarà progressiva; si effettueranno i lavori più urgenti in modo da rendere agibile, entro i prossimi mesi,la parte esterna, i cortili e le prime cinte murarie.

Questo tipo di intervento permetterà anche un impatto più morbido per la popolazione locale che potrà abituarsi progressivamente alla nuova realtà e all’inevitabile flusso turistico.

“Nei prossimi mesi -ha esordito Ezio Mattivi, responsabile e coordinatore degli interventi per Castel Thun- bisognerà risolvere alcuni problemi di carattere generale quali la viabilità d’accesso, eseguire le prime opere di carattere igienico - sanitario e creare un nuovo acquedotto con un deposito antincendio”.

Questi primi e urgenti lavori che comportano una spesa stimabile attorno a 500 milioni di lire. Secondo il tecnico sarà possibile eseguirli entro quest’anno e già le somme necessarie sono a disposizione dei vari settori”.

Gli altri interventi quali il restauro della struttura muraria del castello, l’adeguamento di quest’ultimo alle severe norme per l’apertura al pubblico, richiederanno dei tempi più lunghi. Sarà necessario infatti oltre alle normali pratiche burocratiche ottenere il beneplacito da parte della Sovrintendenza ai beni ambientali e architettonici di Verona.

Castel Thun infatti, proprio per l’intrinseco valore, è uno dei pochi beni artistici trentini sottoposti ala tutela dello Stato. Se questo rassicura sull’effettiva importanza storica artistica e culturale, rende però più complesse tutte le operazioni di restauro.

Da parte della nuova direttrice del castello, Laura Dal Prà, è stata fornita una chiara prospettiva su quale sarà il futuro di Castel Thun. Innanzitutto un museo da esibire, valorizzare e conoscere, ma anche un centro di ricerca e di studio a livello trentino e con lo sguardo rivolto alle esperienze simili che già si sono sviluppate in altri paesi europei.

“Ora però -ha continuato la direttrice- bisogna inventare e catalogare gli oltre 8000 pezzi fra quadri, suppellettili e mobilio che il castello conserva. Le tele e i dipinti pregiati sono circa 400 pezzi.

E’ evidente che una così ricca collezione, seppur depauperata da uno stillicidio di furti e strane sparizioni, rappresenta una ricchezza artistica inestimabile e che costituirà di per sé stessa un forte richiamo per un turismo culturale.

La biblioteca poi e l’archivio costituiscono una fonte inesauribile di notizie storiche sulla famiglia dei Thun e di conseguenza per molte vicende trentine e europee. Si va dunque delineando all’interno della Val di Non un nuovo polo turistico – culturale che, assieme al santuario di San Romedio e agli scavi archeologici di Sanzeno, costituirà un momento di forte richiamo per un turismo che si va facendo sempre più esigente.

Le premesse per una gestione corretta di Castel Thun sembrano esserci tutte. Ora si tratterà di discutere e programmare, magari sviluppando un dialogo tra pubblico e privato, quali potranno essere le linee di gestione e il modo di coinvolgere, assieme agli esperti provinciali, le risorse umane reperibili all’interno della valle.

 

Un Casato Secolare

La storia di una dinastia potente

I Thun, furono nel corso del Basso Medioevo, per tutto il Rinascimento e fin quasi ai giorni nostri una delle più potenti famiglie del Trentino e del Tirolo. Diverse furono nel corso della storia le residenze costruite da questa famiglia, ma Castel Thun da sempre è stato il centro e la sede principale di questo potente casato.

Il castello, di notevoli dimensioni, che dall’alto di un colle domina gran parte della Valle, è uno fra i più spettacolari e ben conservati complessi feudali trentini. Sorge in una zona, come del resto un po’ tutta la Val di Non, ricca di testimonianze storiche.

Nel raggio di pochi chilometri si trovano i resti della Tor di Visione, da dove si può dominare con lo sguardo la Piana Rotaliana e la Val di Non. Nei pressi di Castelletto sul colle di S.Margherita si trovano ancora delle tracce di quello che fu il primitivo castello dei Tono e qualche centinaio di metri più a valle una volta sorgeva un maniero, posto all’imbocco della Rocchetta, costruito da Volcmaro di Burgstall.

Sulla montagna di Vigo ci sono infine i resti di Castel San Pietro, con la caratteristica torre cilindrica posta a guardia di un’antica strada romana.

Queste non sono che le testimonianze più appariscenti presenti su questo territorio. Nel corso dei secoli numerose furono le vicende legate a Castel Thun e come spesso accadeva fu colpito anche da diversi incendi. In uno di questi nel 1569 morì Sigismondo Thun, uno dei personaggi più famosi del casato. Era infatti consigliere e amico dell’imperatore Massimiliano I e fu il suo “oratore” durante il Concilio di Trento.

Nel corso del XIX secolo il castello conobbe un periodo di decadenza legato alle vicende del conte Matteo. Quest’ultimo aveva speso un notevole patrimonio per sovvenzionare le imprese garibaldine, avvenimento per altro singolare e sul quale non si sa molto. Gli incartamenti conservati nell’archivio, una volta che questo sarà accessibile agli studiosi, potranno chiarire i contorni di questo pezzo di storia locale, con evidenti connessioni nazionali.

Agli inizi di questo secolo infine il maniero fu acquistato dal ramo boemo dei Thun e si provvide a restaurarlo. L’ultimo dei Thun fu il conte Zdenko, morto nel luglio dell’82, un uomo che nel paese ancora tutti ricordano volentieri. Alcuni anni dolo l’amministrazione comunale, conscia che con la morte di Zdenko si era chiusa un’epoca, volle titolare a suo nome la via che porta al castello. Prima della sua morte, l’ultimo dei Thun aveva venduto il castello ai Borga – Martini di Mezzolombardo. Il resto è cronaca di oggi. (di Vittorio Nardon)

 

Tratto da “Alto Adige” del 31 gennaio 1993

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