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Castel Thun verso l'apertura

Lavori per 1,8 miliardi. Visite forse già nel 2002

Deumidificazione del complesso in primavera, poi impianti, infine i restauri ai piani. Si rifà il giardino

TON - L’apertura al pubblico dell’antico maniero dei Tono-Thun, erede del primitivo Castel Belvesino, di proprietà provinciale dal 1992, è più vicina. Probabilmente, l’accesso al palazzo baronale stretto fra le torri, alla celebre stanza foderata di cirmolo ove spirò l’ultimo principe vescovo di Trento, Pietro Vigilio Thun, sarà parzialmente possibile durante l’esecuzione dell’ultimo lotto di lavori, ottimisticamente previsti in corso già nel 2002 (ma l’esperienza suggerisce di non farsi troppe illusioni).

La Commissione beni culturali della Provincia, giovedì scorso, ha approvato il progetto esecutivo di un notevole intervento, del costo di 1 miliardo e 800 milioni. E’ la deumidificazione del complesso, problema che ha accompagnato costantemente la storia del castello, che si ritrova nei documenti d’archivio e che ha originato “soluzioni” apparse oggi in tutta lo loro inefficacia. I lavori inizieranno nella prossima primavera. Per evitare che le acque del tetto continuino a bagnare i muri, per via dello scarico sui basamenti, sarà realizzato un cunicolo areato. Un contrafforte, un barbacane “impermeabilizzato” negli anni ’60 con certosine fughe in cemento, sarà liberato, e vi sarà pure estratta la terra vegetale di cui è stato in parte riempito (gli altri due lati sono pieni di calce). Con il metodo osmotico sarà eliminata l’umidità di risalita e gli intonaci fatiscenti saranno tolti, dando aria agli interni per far asciugare i muri. Sarà installato un impianto anti scariche atmosferiche e sostituito un tirante ligneo, polverizzato dalla condensa dell’impianto di riscaldamento. Staticamente non vi sono problemi, e insieme alla deumidificazione (progettista l’architetto Tomasi, coordinatore lavori il collega Degiampietro) l’anno prossimo si darà corso al rifacimento storico del giardino all’italiana, su progetto dell’architetto Adiamoli del Servizio beni culturali della Provincia ed esecuzione del Servizio ripristino. Le aiuole saranno mantenute a prato, le siepi a bosso, i vialetti di ghiaia solo allargati.

E’ pure terminato -sarà consegnato entro l’anno- il progetto di installazione del sofisticato sistema di allarme/anti intrusione e dell’impianto elettrico, per un totale di spesa di circa 1,5 miliardi. Nel 2001, così, potrà iniziare la progettazione dell’ultimo blocco di lavori, quelli dei due piani superiori, delicati interventi da restauro da appaltare poi nel 2002, come conferma il dirigente del Servizio beni culturali Sandro Flaim.

Nel frattempo, i sopralluoghi e i sondaggi continuano a rivelare nuovi particolari sulle complesse vicende che hanno trasformato nel tempo il maniero dei potenti baroni Thun, poi conti dell’Impero dal 1628, da complesso d’era feudale a residenza di sfarzo, con aggiunte e demolizioni succedutesi soprattutto dopo la seconda metà del ‘500. La stessa “stanza del vescovo”, ad esempio, ha rilevato delle imperfezioni, dovute probabilmente al suo riallestimento con parti lignee riadattate, ancorché preziose e di elevata fattura. Sotto le scialbature, al terzo piano, sono venute alla luce decorazioni ottocentesche “da salottino romantico”, che saranno conservate a testimoniare l’evoluzione più recente del gusto dei nobili proprietari, mentre nulla è rimasto della filanda che sorgeva nel cortile nord, con annesso edificio per l’allevamento dei bachi da seta cancellato negli anni ’30. ma gli echi dell’età feudale, le probabili riparazioni di alcune parti (la sopraelevazione alla fine del ‘600 ha modificato profondamente la struttura ed i nuovi particolari sembrerebbero postdatare elementi considerati rinascimentali), insieme alla notevole fonte storica dell’archivio aggiungono interesse all’armonia del monumento e all’eccezionale patrimonio conservatovi: arredi originali, 380 dipinti, armi, sculture, stampe, mappe e pergamene, una biblioteca di almeno 7 mila volumi dal ‘500 in avanti. In tutto, 100 stanze visitabili con oltre 4mila pezzi in esposizione sotto l’occhio vigile delle telecamere, e l’enorme stalla-cantina adatta a convegni ed eventi. Il castello potrà ospitare contemporaneamente, e giornalmente, tre tipi di attività: mussale, scenica (campo dei tornei), convegnistica

 

Cento stanze, 380 rari dipinti

Dalle armi ai settemila volumi

TON - E’ di 1 miliardo il costo stimato di restauro e manutenzione delle raccolte di Castel Thun. Quella delle armi comprende un cannone, fucili, alabarde, spade, baionette, picche, dal XVII secolo in poi. Fra i mobili, per lo più del XIX secolo, un raro armadio gotico del ‘400 ed uno tardorinascimentale. La camera del vescovo risale al 1574-1670. Poi, cassapanche, orologi, strumenti musicali, scrittoi. Fra le sculture lignee, una Pietà del XVI secolo e statuine del ‘700, due rilievi seicenteschi, quindi sculture in gesso dell’800. Eccezionale la quadreria, con oltre 380 dipinti, alcuni di elevatissima qualità. Una parte, fra cui una tavola di Dietterling e capolavori bolognesi del ‘600, sono stati restaurati. I ritratti di membri del casato sono dotati dal XVII al XX secolo, autori G.B. Lampi, Rosalba Carriera, Joseph Bergler e di scuola locale (Lorenzoni, Pock, Prati). Importante la serie di alberi genealogici di Thun, Spaur, ecc. Non meno rilevante la serie di mappe e carte topografiche delle valli di Non e d’Adige, stampe del XIX secolo, carte ottocentesche, la carta del Tirolo dello Sperges, vedute del maniero, matrici xilografiche e calcografiche. Infine, una bella collezione di 11 carrozze e calessi, 4 slitte e finimenti del XIX e XX secolo.

 

Tratto da “l’Adige” del 02 novembre 2000

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