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I primi agritur aspettano Castel Thun

"Viaggio” nel turismo in Bassa Anaunia fra scetticismi, investimenti e ospiti delusi

A Toss è nato il “Golden Pause” e a Nosino per Pasqua 2004 dovrebbe aprire il primo garnì

VAL DI NON - Mentre Castel Thun sonnecchia in attesa degli agognati lavori, c’è chi al turismo in Bassa Anaunia ci crede. Due agriturismi sono sorti, un altro sta nascendo. Ma il possibile “circuito del castello” da Belasi a Corona, Sporo Rovina, Belfort e Thun è o non è il substrato di un “patto” possibile fra agricoltura e turismo? E quanti sono disposti ad investirvi?

Se qualcosa inizia a muoversi, c’è anche tanta rassegnazione. Al mastio di Sporo Rovina, l’unico elemento sopravvissuto, si restaura. A Castel Thun, perla acquisita nel 1992 dalla Provincia, “operai ancora non se ne vedono”, come dice sconsolato il sindaco di ton Marco Endrizzi.

Tanto scetticismo non è infondato. All’epoca, la Provincia aveva convinto un gruppo di persone a frequentare corsi di formazione e dar vita alla cooperativa “Iniziative e cultura”, con la promessa di sblocchi occupazionali. Impietoso naufragio: di sbocchi mai s’è vista l’ombra. Era stata anche istituita la “commissione per Castel Thun”, presidente l’assessore provinciale competente (all’epoca, Tarcisio Grandi), vice il sindaco (allora Gianni Rigotti, oggi Marco Endrizzi). Mai convocata in 10 anni.

Ma Castel Thun resta la miglior “carta” turistica da spendere. E c’è chi ci crede. Persino i turisti, che attratti da mappe, guide e promozioni, arrivano speranzosi e ripartono delusi. Tante auto, ogni tanto anche pullman. Un gruppo di Milano, dopo quattro anni di fila, si è stufato di sentirsi dire che il “castello è in ristrutturazione”. La crisi dell’agricoltura però dà una mano, anche se son più le braccia allargate che la reale convinzione riscontrata ieri nel nostro “viaggio” tra le aspirazioni turistiche.

A Toss, ha aperto il 9 agosto scorso e il 12 era già pieno l’agritur “Golden Pause”, di Carla Mendini. “E’ una scommessa”, dice Claudio Fedrizzi, marito della titolare (artigiano lui, agricoltrice lei). “Qui non c’è neanche un bar”. Quattro stanze, un miniappartamento, per ora notte e colazione. (preparata direttamente da Carla, pane compreso). “Pensiamo di arrivare alla mezza pensione”. Il castello? Claudio sorride: “Gli ospiti sono delusi, è sempre chiuso. Indichiamo San Romedio, Tovel, i canyon, molti sono comunque già informati”. Un giorno o l’altro aprirà… “Se lo vediamo siamo bravi”, profetizza Fedrizzi.

“Dobbiamo trovare dei canali per fare promozione, qui abbiamo una ricchezza immensa. Sono stato in Stiria, sulla strada dei sapori. Hanno pochissimo da offrire ma dispongono di un’ottima organizzazione, e sanno vendere quel po’ che hanno”.

All’Apicoltura Castel Thun della famiglia Paternoster, la signora Lucia di turisti ne vede passare tanti: “Da aprile a ottobre è un via vai di auto -spiega- ma la gente arriva e riparte delusa”. Il miele, però, attrae anche 35 auto al giorno.

Dietro Castel Thun, a Nosino -quattro case e tre famiglie- è all’opera Vittorio Chilovi, che sta ristrutturando casa per trasformarla in “garnì”. “Otto posti letto, in futuro possibilità di sala ristorante nelle cantine”, spiega. Il castello è lì, a poche decine di metri, la vista è aperta sulla valle. “Speriamo di aprire a Pasqua 2004”, dice mostrando i solai in legno appena ultimati. “Certo, fosse possibile prevedere un punto ristorazione dentro il castello, ci penserei ben io…”. Un sogno. La realtà si chiama garnì. “Quando il castello sarà visitabile penso sia possibile lavorare 80-90 giorni all’anno. Sufficiente a garantire l’integrazione del reddito”. Chilovi era il presidente di quella cooperativa “Iniziative e cultura”. Da dimenticare: “Ci ho rimesso anche un bel po’ di soldi”.

Al di là del Noce, Tullio Calliari, sindaco di Sporminore, è dubbioso: “Il circuito dei castelli?” Un itinerario culturale, di turismo “povero”. Noi comunque ci crdiamo, abbiamo finanziato la progettazione della pista ciclabile e vogliamo proseguire i lavori a Sporo Rovina, dove pensiamo a illuminare la strada”. A Sporminore è nato l’estate scorsa l’agriutur Sandro, 40 posti per sola ristorazione con piatti tipici da prodotti propri. “Finora abbiamo sempre lavorato”, dice il titolare Tarcisio Formolo. A due passi c’è l’albergo Nardelli (10 stanze, lavora da oltre un secolo), dove Paola Nardelli è sicura: “Se Castel Thun aprirà, un giro di clienti ci sarà, già oggi molti vanno a San Romedio e ai castelli altoatesini”.

 

LA TESTIMONIANZA: “QUI MANCA L’APT E LA PRO LOCO E’ IN SEMI LETARGO”.

VAL DI NON: - A Sporminore, da 27 anni è titolare dell’albergo Scoiattolo Silvino Wegher Frantoi, “comis” di prima, poi “chef entremetier”, quindi “chef di cuisine” nei migliori alberghi svizzeri, da Lugano a Davos. Ha servito il principe Ranieri, Achille Lauro, Totò Gassman, sovrani e vip di mezza Europa. Poi è tornato a Sporminore e il 21 luglio 1976 ha aperto l’hotel.

“Turismo? Nessuno si muove in bassa valle -spiega- ma noi lavoriamo, abbiamo clienti dal Belgio, dalla Germania, dall’Italia”. Dal terrazzo lo sguardo incrocia prima Castel Belasi, lì sotto, poi Castel Thun. L’albergo sta per essere rinnovato, Franzoi vuole passare la gestione ai figli: “Abbiamo 150 coperti in sala pranzo, ma per i matrimoni non bastano, così vogliamo allargarci comprendendo i bar, spostandolo al piano di sotto, dove c’è la taverna-discoteca”. Castel Thun? “Sarebbe meta dei clienti, che già oggi vanno a San Michele, al Buonconsiglio, nei castelli dell’Alto Adige. Vanno anche a Castel Belasi, è chiuso ma vogliono vederlo lo stesso. Io credo però che il treno si sia perso anni fa, non facendo la “strada romana” verso Andalo.

E in zona opera anche Urbano Bertolas, che 31 anni fa ha costruito “l’Albergo Lover”, 52 posti letto nell’omonima frazione di Campodenno. Quest’anno sta sperimentando l’apertura già a gennaio, mentre in passato apriva ad aprile. “Purtroppo la valle di Non va venduta come ambito unico, mentre qui siamo esclusi dall’Apt. Eppure la bassa valle con i suoi castelli, il lago di Tovel, il Parco, disporrà del miglior pacchetto d’offerta, in Anaunia. Ho aperto nel ’72, un’epoca in cui l’agricoltura non tirava molto, sperando di poter avviare qualcosa come in Alto Adige, dove agricoltura, artigianato, turismo marciano assieme. Devo dire di essere rimasto deluso. Oggi ci sono buoni segnali: molto interessante ad esempio la proposta di Life Tovel. Ma secondo me è solamente un discorso di valle, a garantire opportunità nella sfida del turismo. Con soddisfazione, posso dire una cosa: molti giovani, nostri ospiti, stanno riscoprendo l’ambiente, le gite in malga, sono attratti dal parco e dalla tranquillità dei nostri monti. Un segnale positivo. Ma manca l’organizzazione turistica, qui c’è solo una Pro Loco in semiletargo….”.

 

Tratto da “l’Adige” di venerdì 14 febbraio 2003

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