Il castello si svela
C’è attesa a Ton per il futuro museo
La provincia ha annunciato che tra breve fornirà tutti i particolari della nuova destinazione del maniero di Thun costato circa 12 miliardi e mezzo.
A fine mese, o al massimo all’inizio di febbraio, finalmente saranno chiariti tutti i misteri su Castel Thun. O meglio : saranno pubblicamente illustrate le metodologie adottate dalla Provincia per giungere all’apertura di quello che sembra destinato a diventare uno dei più importanti musei dell’intero arco alpino.
Da tempo gli amministratori di Ton stavano attendendo lumi da Trento; esattamente da quando, nel dicembre del 1991, l’ente Provincia acquistava per l’importo di 9 miliardi ed 817 milioni di lire tutti i beni mobili del famoso maniero: arredi, quadri, armature, archivi storici. Con l’impegno di acquistare anche tutti i beni immobili e le pertinenze; costo complessivo dell’intero Castel Thun così com’è (cioè con tutto ciò che in esso è conservato) 12 miliardi e 421 milioni. Dopo anni di trattative, la vicenda giungeva a conclusione.
La storia recente di Castel Thun inizia nel 1949, quando lo Stato, tramite decreto ministeriale, indica il maniero anaune come “bene d’interesse nazionale”. La cappella di San Giovanni e la chiesetta di San Martino vengono sottoposte a vincolo storico-artistico, mentre la rimanente parte del complesso (inclusi oltre alle strutture murarie i quardi, i mobili, la biblioteca, l’archivio storico) viene definita “unità culturale di primaria importanza”. Viene suggerita la sua acquisizione da parte della Provincia d Trento, operazione questa indicata importante per giungere ad un “incremento del patrimonio storico-artistico nazionale”.
Alle affermazioni non sempre seguono i fatti, e bisogna attendere il 1986 e qualche incursione ladresca perché qualcosa si muoveva. La giunta provinciale autorizza il presidente ad inoltrare a Roma formale istanza di richiesta dell’autorizzazione all’esproprio. Lo Stato -che forse nel frattempo di Castel Thun si era dimenticato- ipotizza addirittura di trasformare la splendida struttura in residenza estiva del Presidente della Repubblica. L’ipotesi (fortunatamente, afferma qualcuno) non diventa realtà, e finalmente, il 19 dicembre del 1991, il Ministero dei beni culturali dichiara di pubblica utilità l’intervento di esproprio, consentendo alla Provincia di compiere i passi necessari.
La trasformazione di Castel Thun in museo ha indotto molti ad un certo ottimismo. In proiezione futura, il castello viene visto come la risorsa principe numero tre del turismo della valle di Non. L’ospite, o il turista di passaggio, sono finora attratti da due “gioielli”: il santuario di San Romedio e il lago di Tovel. Tra qualche anno, Castel Thun potrebbe essere il terzo polo turistico-culturale dell’intera valle. Le cose però procedono -come sempre quando a muoversi è l’ente pubblico- assai lentamente. Le pastoie burocratiche che l’ente stesso spesso si crea impediscono rapide realizzazioni. Così finora le uniche novità, nel castello, sono gli antifurto ed il servizio di sorveglianza, che garantiscono ulteriori riduzioni del patrimonio artistico custodito tra le sue mura.
Il sindaco di Ton, Giovanni Rigotti, si è incontrato ieri con l’assessore provinciale competente Tarcisio Grandi, per sapere come procedono le cose. Grandi aveva già assicurato che, non appena fossero stati stesi dei programmi precisi, si sarebbe recato a Ton per illustrare quanto si sta facendo per giungere alla apertura del castello ai visitatori. La promessa è stata confermata, e sono state fissate due date possibili: o il 29 gennaio o il 5 febbraio. Questione di settimane, quindi, e si saprà finalmente quali siano i progetti ed i tempi relativi riguardanti Castel Thun, perla dell’arco alpino che un foltissimo stuolo di interessati amerebbe visitare, dopo che fin dai tempi della sua costruzione ai “non eletti” è stato concesso soltanto di ammirarne la struttura dall’esterno.
Tratto da “l’Adige” del 10 gennaio 1993

