Riapre Castel Thun
L’annuncio viene dalla provincia che si impegna a recuperare il maniero.
Castel Thun riaprirà al pubblico entro la prossima estate. La conferma viene dalla giunta provinciale, la quale però è ancora in atteso della notifica del decreto di espropriazione.
L’impegno dell’ esecutivo è chiaro e parte dall’urgenza di approvare tutti gli interventi necessari a rendere visitabile entro la fine di luglio 1993 il complesso storico e dalla necessità di individuare celermente i finanziamenti per l’esecutivo dei lavori.
Il maniero della dinastia Thun viene definito dall’ente pubblico come “una delle sedi in cui si articola sul territorio la struttura museale provinciale”.
La lista degli interventi da approntare al castello è lunga e comprende i lavori relativi alla funzionalità dell’acquedotto al collegamento elettrico, con la realizzazione di una cabina di trasformazione e distribuzione dell’energia; dalla sistemazione della strada d’accesso alla realizzazione di parcheggi, alla pulizia delle aree a giardino, macchia e incolto.
L’apertura al pubblico dell’antica residenza pone problemi di carattere logistico: i tecnici provinciali hanno già in programma la verifica e l’ampliamento dei sistemi antincendio, antifurto e sicurezza, oltre alla sistemazione dei locali per l’abitazione del custode e per l’attività di sorveglianza.
La verifica dei serramenti si accompagnerà al ripasso delle coperture, mentre dal punto di vista più strettamente connesso alla tutela artistica si procederà al restauro della chiesetta di San Martino ed a quello degli affreschi della cappella del castello.
Il tutto sarà completato dalla realizzazione di servizi igienici e locale di ristoro.
“L’intervento -spiegano i responsabili provinciali- si presenta quindi complesso ed articolato, tanto da coinvolgere più servizi provinciali: opere igienico-sanitarie, viabilità, ripristino e valorizzazione ambientale, beni culturali”.
Al fine di rispettare i tempi prefissati, il coordinamento dei lavori è stato fissato all’ingegnere Ezio Mattivi.
Tratto da “Alto Adige” del 14 ottobre 1992

