Un maniero a metà
Tretter denuncia: Provincia negligente
Castel Thun, anche se magnifico, deve risolvere ancora molti problemi
I cancelli di Castel Thun sono stati aperti da poche settimane per permettere ai visitatori di ammirare, per ora, i soli giardini e strutture interne alle mura. Ciò però non significa che i suoi problemi si possono considerare risolti, e siamo ben lungi dal poter considerare il castello, pur se magnifico, di pubblico dominio ed apprezzabile nella sua bellezza dai valligiani ed eventuali turisti. A questo proposito Castel Thun è stato oggetto in questi giorni di un’interrogazione provinciale a firma del vicepresidente del consiglio regionale Franco Tretter. Nel testo della sua interrogazione, che segue di alcuni mesi un’altra a firma del consigliere di Solidarietà Pinter, denuncia una sostanziale negligenza della Pat che, pur essendosi formalmente impegnata (con l’ordine del giorno n.68 votato il 29 luglio 1992) ad effettuare indagini, ricerche ed a prendere tutti i provvedimenti idonei alla salvaguardia delle carrozze ed altri veicoli antichi (slitte e carri) custoditi nel castello, non si è ancora mossa secondo gli impegni ufficialmente assunti. Tretter lamenta che, come già deplorevolmente accaduto in passato, il prezioso patrimonio rischia ancora una volta di andare definitivamente disperso e di non poter mai essere messo a disposizione del pubblico.
Ciò, denuncia Tretter, nonostante ben 15 anni di insistenze perché la Provincia acquisti tali veicoli e li metta a disposizione della comunità. Punto importante di questa presa di posizione di Tretter e del suo partito è la richiesta alla Provincia, sempre mediante la medesima interrogazione, di voler dare finalmente avvio alla creazione in valle di Non di un museo per la raccolta e conservazione delle testimonianze storico ed artistiche che rischiano di finire, come già accaduto, in collezione private. Per la sede di questo museo Tretter indica Castel Thun, anche per la sua collocazione geografica centrale e facilmente raggiungibile. Ciò aggiunge, avrebbe conseguenti ripercussioni positive sia dal lato economico che turistico.
Tratto da “L’Adige” del 1 ottobre 1993

