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Una famiglia su due fronti (14-01-2010)

Il professor Bellabarba: “I Thun giocarono un ruolo importante alla corte vescovile e nei vari rapporti con la nobiltà tirolese”. Vicini alla corte imperiale e ai vertici del Principato.

 

L'apertura di Castel Thun, con i suoi auspicati risvolti turistici, per il Trentino è un importante evento culturale e rende ora anche auspicabile, grazie all'acquisizione dell'archivio della famiglia per la linea di Castel Thun e alla rilevazione del fondo Thun tirolese di Decin, l'avvio di studi storici sul ruolo centrale, nelle vicende del Principato e dell'Impero che, per tre secoli almeno, ebbe la casata. Quale importanza rivestirono i Thun in questo ambito lo riassume per noi Marco Bellabarba, docente di stria moderna all'Università di Trento, al quale abbiamo posto qualche domanda.

Professore, a che livelli si espresse il ruolo politico dei Thun?

Fin dalle notizie dell'insediamento al castello la famiglia Thun ha un ruolo importante alla corte vescovile e, anche in virtù della posizione geografica della Val di Non, nell'insieme dei rapporti con la nobiltà tirolese. È una condizione mantenuta dal '400 al '600, quando emerse il ramo boemo. È una grande storia secolare giocata in posizioni di altissimo livello, forse la più importante in area trentino-tirolese. Con la stabilizzazione a Vienna della corte imperiale e i mutamenti del '700, il potere dei Thun si regionalizzò.

Quali furono le basi economiche del loro potere?

È una combinazione di insediamento castellano ramificato nella valle che, nonostante la divisione nei vari rami, mantennero coeso. Non è comparabile ad altre famiglie dell'epoca per la costante capacità di essere su due fronti: quello locale e quello vicino alla corte imperiale. Fra '400 e '500 si consolida una dimensione molto ampia di relazioni personali, anche con intrecci matrimoniali con le famiglie aristocratiche tirolesi e, in misura minore, italiane. Una capacità di stare in più luoghi.

I Thun furono anche finanziatori degli Asburgo.

È anche questa una condizione molto favorevole: già all'inizio del '400 sono in città, a Trento, acquistano e vendono terreni, e ciò segna un trasferimento alla corte vescovile.

Fra i protagonisti della vita politica si distingue Sigismondo l'oratore. Perché?

In età madruzziana, i principi sono un po' a Roma e un po' qui, Sigismondo è il personaggio politico più importante dell'area tirolese di allora, al seguito dell'imperatore. La famiglia conta molti principi vescovi e nella fase declinante il ramo trentino si provincializza, nella dimensione più raccolta del Principato. Il ramo boemo, invece, continua a mantenere la sua vicinanza alla corte imperiale, anche per motivi geografici. Thun boemi sono ministri dell'impero, a metà Ottocento uno di loro è artefice della riforma scolastica di tutto l'Impero. Per il ramo trentino, la fine dell'antico regime è invece letale.

La figura di Matteo Thun esprime sentimenti patriottici diversi.

C'è la sua partecipazione ai moti del '48, Matteo culturalmente è filo cittadino. Probabilmente, però, c'è anche un sentimento di compensazione nei confronti dell'Impero che, anche rispetto alla famiglia, lascia pochi spazi. Non mi sentirei di pensarlo filo-italiano: mi pare un'interpretazione più tarda che risente di una vicenda storiografica. È una figura che varrebbe la pena studiare.

L'apertura di Castel Thun può essere l'occasione?

Potrebbe essere una delle occasioni per esaminare la storia di questa famiglia visto che siamo agli inizi: abbiamo a disposizione l'archivio, che è molto vasto, e buona parte della biblioteca, oltre ai microfilm dell'archivio di Decin.

Contrariamente ai Madruzzo, di cui non possediamo quasi nulla, e ai Lodron, il cui fondo è in buona parte in Carinzia, quello dei Thun è il fondo più importante che abbiamo a disposizione. (F.T.)

 

IL CASTELLO:

La fortezza nata nel XIII secolo

La “stanza del vescovo” fu spostata di un piano. L'ultimo conte della linea boema, Zdenko Franz Thun Hohenstein abitò nel palazzo sul dosso di Belvesino fino alla morte nel 1982

 

Dalla metà del XIII alla fine del XIX secolo, la rocca fortificata di Belvesino, in vista di una dozzina di castelli, fu culla, fortezza e splendida dimora di una delle più potenti e antiche famiglie di origini trentine.

Fino alla morte del conte Zdenko Franz Thun Hohenstein della linea boema di Teschen, il 30 luglio 1982, il maniero dei Thun fu permanentemente abitato, dimora avita custodita con cura, e nei secoli cambiò aspetto in ossequio ai mutamenti del gusto, si rinnovò nelle dotazioni e negli arredi, fu scrigno di documenti di archivio e ricca biblioteca.

Un complesso monumentale custode di tesori accumulati nei secoli, venuti tuttavia in parte meno a partire dalle spoliazioni di arredi ed armi ad opera delle truppe francesi (1797) e, soprattutto, nell'Ottocento, a causa della cessione di parte dell'archivio e dalla dispersione del patrimonio artistico per le necessità finanziarie del conte Matteo Thun, che l'Austria sospettò fosse membro della Giovine Italia, ritenuto finanziatore di campagne garibaldine.

Le origini

La famiglia dei Tono fu autorizzata ad erigere un castello sul dosso “delle Visioni” nel 1199. Acquisita la rocca di Belvesino, nel 1240 i Thun la fortificarono con un primo giro di mura, potenziando le difese nel 1422, in seguito alla contese fra il Principato vescovile e la Contea del Tirolo. Dell'epoca è la torre nord del complesso, riedificata nel 1691 dopo i danni di un incendio. Ma il castello era già stato trasformato per la necessità di riparare i danni di un rogo precedente (1528): in conseguenza di questo furono costruiti “rivolti” in muratura, scale e balconi in pietra.

Il Cinquecento

Le difese della prima cinta muraria furono potenziate dalle quattro torri d'angolo: la torre della polvere e la torre di Francesco Agostino, la torre di Basilio e quella della Biblioteca. Sono dello stesso secolo la porta blasonata tra le due torri delle prigioni (1541), la porta “spagnola” (1566), forse mutuata da un manufatto iberico da Giorgio Thun al rientro dal viaggio in Spagna al seguito dell'imperatore Carlo V.

La stanza del vescovo

Sigismondo Alfonso Thun resse le sorti del Principato dal 1668 al 1677 rinnovando il maniero e, secondo la tradizione, costruendo la celebre “stanza del vescovo”. In realtà, come fa notare Paolo Dalla Torre nella sua “Ipotesi” (Arte e potere dinastico. Le raccolte di Castel Thun del XVI al XIX secolo, Provincia Autonoma di Trento, 2007), “la datazione del decoro ligneo delle pareti a quella del soffitto non corrispondono alla stessa epoca”. La stanza, splendidamente rivestita in legno di cirmolo, con il letto a baldacchino in cui morì Pietro Vigilio Thun, ultimo principe vescovo di Trento, fu probabilmente spostata di un piano nel Novecento.

Il Settecento

Alla metà del secolo, principe vescovo un altro Thun, Domenico Antonio, venne realizzata la scala a due rampe. Tomaso Giovanni Thun (1737-1796), principe vescovo di Passavia, si dedicò poi all'ampliamento del complesso. Il mastio fu modificato e sopraelevato, mentre lungo la strada fu eretta l'edicola poligonale dedicata a San Giovanni Nepomuceno.

La restaurazione

Dopo le spogliazioni napoleoniche e le vendite decise da Matteo Thun (1812-1892), il complesso venne ceduto a Francesco Thun, del ramo boemo della famiglia, che con il figlio Zdenko arredò il castello e lavorò ai giardini all'italiana nel campo. Nel 1992 la Provincia acquisì il complesso per 2.469.717.800 lire dopo aver acquisito quadri, arredo, archivio e biblioteca di 7.300 libri per 9.817.904.000 lire.

Il ripostiglio segreto

All'epoca dell'acquisizione da parte della Provincia, al termine dell'inventario, fu scoperto un ripostiglio segreto che nemmeno i proprietari subentrati al conte Zdenko conoscevano: custodiva delle argenterie.

 

Tratto dal quotidiano "L'ADIGE" del giorno 14 gennaio 2010.

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