Francesco Guardi a Palazzo Thun
| Cosa |
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| Quando |
21/05/2010 00:00
al 18/07/2010 00:00 |
| Dove | Palazzo Thun, Trento |
| Persona di riferimento | Servizio Cultura, turismo e politiche giovanili |
| Recapito telefonico per contatti | 0461 884286 |
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In concomitanza con l’apertura di Castel Thun, la mostra si propone di rimarcare la forte impronta lasciata dalla nobile famiglia Thun nel tessuto artistico e culturale della città di Trento. Questo retaggio è simboleggiato dal palazzo urbano dei Thun, che nel 1873 fu acquistato dall’amministrazione comunale per stabilirvi il municipio. Parte integrante del palazzo è la Cappella Vantini, uno spazio monumentale recentemente restaurato e ancora poco noto, che viene aperto al pubblico per la prima volta in questa occasione. Già dedicata a San Biagio, la cappella – da tempo sconsacrata – prende oggi il nome dal suo progettista, l’architetto bresciano Rodolfo Vantini (1792-1856) che la eresse tra il 1833 e il 1835 per volontà del conte Matteo Thun, ultimo abitante del palazzo.
Francesco Guardi e i conti Thun
Nel Santo in adorazione dell’Eucarestia di Francesco Guardi (1712-1793)
la critica ha riconosciuto uno dei vertici della pittura sacra del
Settecento. Il dipinto fu realizzato a Venezia per conto di un
esponente della famiglia Thun, presumibilmente Domenico Antonio,
principe vescovo di Trento dal 1730 al 1758. A far incontrare il
pittore e il committente fu don Pietro Antonio Guardi (1677-1760),
sacerdote appartenente alla stessa famiglia dei pittori Guardi,
originaria della Val di Sole. Dottore in teologia, Pietro Antonio
pubblicò presso lo stampatore vescovile Giambattista Monauni due
trattati di argomento religioso, di cui in mostra sono esposti due rari
esemplari. Dal 1712 al 1755 fu pievano di Vigo di Ton e alla sua
iniziativa si deve la commissione del ciclo di tele che decorano la
locale chiesa parrocchiale e la sacrestia, opera realizzata da
Francesco Guardi in collaborazione con il fratello maggiore Antonio
(1699-1760). Alla mano di quest’ultimo spetta il bozzetto raffigurante
la Visitazione che appare per la prima volta in pubblico in questa
occasione.
Scoperte e misteri
Del Santo di Francesco Guardi si perdono le tracce fino al 1929, anno
in cui venne pubblicato dallo storico dell’arte Antonio Morassi sul
“Burlington Magazine”, la più prestigiosa rivista internazionale di
storia dell’arte, edita a Londra. Nel frattempo esso era stato donato
all’allora Museo Nazionale di Trento da Giuseppe Fiocco, professore di
storia dell’arte all’Università di Padova e appassionato studioso della
pittura guardesca. Solo nel 1949, tuttavia, quest’ultimo dichiarò
esplicitamente che il dipinto proveniva da Castel Thun. Morassi, da
parte sua, rivendicò sempre la paternità della scoperta. Il Santo di
Guardi fu dunque la prima opera d’arte delle collezioni Thun ad essere
assicurata al patrimonio della collettività: per più di ottant’anni è
stato custodito al Castello del Buonconsiglio e ora, dopo la mostra,
tornerà alla sua sede originaria in Val di Non, a breve distanza dagli
altri dipinti guardeschi conservati nella parrocchiale di Vigo di Ton.
La sua esposizione nella cappella di Palazzo Thun rappresenta dunque,
per la città di Trento, un festoso commiato, in attesa delle
celebrazioni del terzo centenario della nascita di Francesco Guardi nel
2012.
Il santo con l’ostensorio: una nuova proposta di lettura
Fino ad oggi il Santo di Francesco Guardi è stato studiato quasi
esclusivamente sotto il profilo dell’analisi stilistica, mentre nessuno
ha mai avanzato una proposta di lettura di taglio iconografico.
L’immagine offre tuttavia alcuni elementi utili all’identificazione del
santo raffigurato: si tratta innanzitutto di un sacerdote, giacché
sulle spalle egli indossa il velo omerale, paramento liturgico ancora
oggi in uso nella Chiesa cattolica durante i riti del Corpus Domini; il
santo regge inoltre un ostensorio a raggiera sormontato dalla figura
del Redentore, in tutto simile ai preziosi manufatti creati dagli orafi
veneziani della prima metà del Settecento, come dimostra l’ostensorio
in argento proveniente da Tione esposto in mostra. Tra i pochi santi
caratterizzati dall’attributo iconografico dell’ostensorio si annovera
in particolare San Norberto arcivescovo di Magdeburgo, fondatore
dell’Ordine Premostratense. Altre caratteristiche della sua iconografia
sono il volto barbato e la presenza dei paramenti episcopali. Il culto
di San Norberto si diffuse in Tirolo dopo la fondazione dell’abbazia
premostratense di Wilen, che fu riconsacrata nel 1665 dal principe
vescovo di Bressanone Sigismondo Alfonso Thun. L’ipotesi che i Thun
nutrissero una particolare venerazione per San Norberto trova
fondamento anche nel fatto che nel 1627 le sue spoglie furono traslate
da Magdeburgo a Praga, seconda patria della nobile famiglia.
Inaugurazione venerdì 21 maggio ore 17.00
Orario: 10.00 – 18.00 (chiuso la domenica)
Ingresso libero
Ideazione e cura scientifica: Roberto Pancheri
Progetto di allestimento: Roberto Festi
Organizzazione a cura del Servizio Cultura, turismo e politiche giovanili del Comune di Trento

