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Il castello: gli esterni

Tono, Thunn o Thun è il nome che ancora oggi si mantiene per il Castello Thun-Belvesino, che erge imponente sopra l'abitato di Vigo, e fu l'antica residenza ed il centro di potere di una delle famiglie tra le più ricche e potenti del Principato vescovile di Trento.

TramontoE' la metà del XIII secolo, la nobile famiglia di Tono, già residente a Castel Visione, venne in possesso della rocca di Belvesino, che, da allora ne diventò la dimora principale.

Le dimensioni e le fastosità del castello aumentarono di pari passo con l'ascesa del potere politico e la ricchezza della famiglia Thun. Già nel 1240, i "Tono" provvidero a far erigere la prima cinta muraria del castello. Agli inizi del XV secolo, sfruttando la posizione strategica e secondo i canoni dell'architettura militare dell'epoca, Manfredino e Albertino Thun provvidero a ricostruire il castello (1422). Il palazzo comitale venne rinforzato con la possente torre sul lato a Nord, a difesa del nuovo ingresso realizzato al suo fianco. Una lapida in facciata, ricorda come la stessa venne in seguito distrutta, il 17 ottobre 1689, da un incendio e ricostruita due anni dopo.

Un antecedente incendio aveva già devastato parte del castello nel 1528. Dal contratto per la sua ricostruzione si può dedurre la radicale trasformazione subita dalla struttura della residenza.

Vennero realizzati "ravolti" in muratura, furono rifatte le scale, i balconi in pietra. Le cinte murarie vennero rinforzate con quattro torri angolari: le due torri "delle prigioni" a Nord, la torre di "Basilio" a Sud-Est, e quella della "Biblioteca" a Sud-Ovest. Nel 1541 venne realizzata la "porta blasonata" che immette nel colonnato, tra le due torri delle prigioni. Tra i due baluardi si apre il ""fossato delle prigioni", dal quale si eleva una ardita struttura muraria ad arco, sulla quale si appoggiava un ponte levatoio.

TorreLa seconda cinta muraria più esterna venne fabbricata nel 1564, sottesa tra due torri "della polvere", quella a Nord-Est è ricordata anche dal nome del conte Francesco Agostino, che provvide a restaurare nell'anno 1670.

Giorgio Thun, fratello del grande Sigismondo, nel1566, dal ritorno da un viaggio in Spagna al seguito di Carlo V, provvide a sostituire il portale allora esistente al centro della cortina, con uno più suggestivo: la "porta spagnola", una fastosa opera architettonica realizzata a grandi conci disposti a raggera, a forte bugnato, sovrastata dalle insegne gentilizie del casato.

La data scolpita sul rivolto dello stemma fatto apporre sopra il portale d'ingresso al palazzo comitale riporta invece ai fasti ed alle consuetudini dell'epoca.

Anche se il castello via via andò perdendo l'originale funzione di struttura difensiva, furono i lavori voluti da Tommaso Giovanni Thun (1737-1796), Principe Vescovo di Passavia, che modificarono radicalmente l'edificio. Il mastio fu modificato e sopraelevato, mentre lungo la strada fu eretta l'edicola poligonale dedicata a San Giovanni Nepomuceno.

Anche l'attività economica dei Thun mutò, e venne indirizzata verso l'arte serica: nella seconda metà dell'Ottocento, nel primo cortile, venne realizzata una filanda. L'edificio industriale risulta esistente sino alla fine del 1926. In quell'anno iniziarono numerosi lavori, probabilmente conseguenti alle cattive condizioni delle quali l'intero complesso versava.

Venne abbattuta la filanda mentre l'antico giardino all'italiana, ricavato nello spazio, un tempo destinato ai tornei cavallereschi, venne realizzato un gradone e l'intera superficie venne livellata.

Gli interventi realizzati in seguito dalla famiglia Thun, sino ai nostri giorni, dipesero dalle intrinseche necessità per una migliore abitabilità e fruizione della ridotta zona utilizzata.

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