La famiglia Thun
Quadro generale sulla famiglia
I Thun, che prendono il nome dal loro possedimento
originario, quello di Ton, sono una delle più potenti famiglie
nobiliari del Tirolo e la più antica, dal punto di vista genealogico,
dell'Austria. I Thun sono strettamente legati alla storia del
principato vescovile di Trento: dal 1145, quando se ne hanno le prime
notizie, al 1803, quando, con il vescovo Emanuele Maria Thun, ha fine
il principato vescovile di Trento, assorbito dall'impero d'Austria.
In tutto quest'arco di tempo i Thun hanno dato vescovi a Trento,
Passau, Seckau, dignitari, alti funzionari, hanno esteso il loro
controllo a gran parte dell'Anaunia , hanno dato vita a importanti rami
della famiglia in Boemia, dove raggiunsero una grande potenza,
testimoniata ancor oggi dal loro sontuoso palazzo a Praga, sede
dell'ambasciata italiana.
La potenza dei Thun è visibile nei loro castelli, tuttora integri, nel palazzo di Trento, divenuto palazzo municipale e soprattutto nell'imponente Castel Thun.
Tra i personaggi della famiglia Thun si ricorda Sigismondo, consigliere degli imperatori Massimiliano I e Carlo V, nonché dei vescovi Bernardo Cles e Cristoforo Madruzzo, oratore di Ferdinando I al Concilio di Trento.
I Thun diedero al principato di Trento tre vescovi.
Domenico Antonio, Pietro Vigilio e Emanuele Maria. Con la fine del principato i Thun non
esaurirono il loro ruolo politico ma per la potente la famiglia iniziò un lento declino.
L'ascesa ed i personaggi della famiglia
Una famiglia trentina: la famiglia Thun è documentata nel 1050, citata come “illi de Tono” nel 1190 assume la forma tedesca Thun. Alla metà del XIII secolo la famiglia, già residente a Castel Visione, venne in possesso della rocca di Belvesino, che da allora ne diventò la dimora principale.
Anche a seguito di matrimoni favorevoli, la potenza e la ricchezza della famiglia andò via via aumentando. Vassalli dei Flavon e degli Appiano, estendono il loro potere acquisendo altri castelli: Bragher, di Castelfondo, di Altaguardia e Caldes. Nel 1431 il rinnovo delle investiture, concesse dal Principe Vescovo Giorgio di Lichtestein, testimoniano l'estendersi della loro potenza.
Da baroni a conti: dalla matricola nobiliare tirolese (1472) ascendono al rango di baroni nel 1530 e di conti del Sacro romano impero nel 1629.
I rami dei Thun: già sul finire del XVI secolo i Thun sono divisi in numerose linee. Capostipite della beoma è Giovanni Cipriano (1569-1631).
Finanziatori a corte: la rete di possedimenti e le permute fra cugini, uniti alla disponibilità di denaro da prestare agli Asburgo, avvicinano i Thun ai principi della contea, che guidano con Sigismondo nel 1446. Con Massimiliano I spiccano fra i nobili trentini alla corte di Innsbruck.
Sigismondo “l'oratore”: nella guerra rustica, nel 1525 è fra i protagonisti della repressione, poi sostiene l'elezione di Cristoforo Madruzzo al vescovo di Bressanone. Da consigliere degli imperatori Massimiliano I e Carlo V, nonché dei vescovi Bernardo Cles e dello stesso Cristoforo Madruzzo, diviene oratore imperiale di Ferdinando I al Concilio di Trento per poi entrare nel governo di Innsbruck.
Sigismondo Alfonso: nel 1668 viene eletto principe vescovo di Trento dopo esserlo stato di Bressanone. Con la durezza del suo comando resiste alle pressioni di Innsbruck e Vienna, un cronista ricorda il suo essere “severo per giustizia, il che non molto piaceva ai sudditi”.
I tre vescovi Thun: Domenico Antonio, prelato non propriamente esemplare, Pietro Vigilio, che abbandonò precipitosamente Trento all'arrivo dei francesi di Napoleone per non farvi più ritorno e Emanuele Maria, l'ultimo vescovo del principato indipendente.
Pietro Vigilio, ultimo principe: il contrasto fra l'assolutismo “barocco” vescovile e quello asburgico, illuminista, segna l'epoca di Pietro Vigilio Thun, sulla cattedra di San Vigilio dal 1776. Nel 1796 fugge a Passau mentre i francesi dilagano nella pianura padana.
I territori dei Thun: i territori sui quali i signori Thun esercitavano il loro potere si evidenza in un epigramma dedicato nel 1762 da un amico al conte Vigilio Basilio Thun :
“All'Illustrissimo e Reverendissimo Signor Vigilio Basilio del S.R.l. Conte di Thun ed Hochenstein, Signore de' Castelli Thun, Visione, Belvesino, Rocca, Placeri, Telvana, Zoccolo, Altaguardia, Mocenigo, San Pietro, Bragherio, Fondo, Vigna e Caldes, e delle Giurisdizioni di Thunn, castel Fondo e Rabbi, Coppiere Ereditario delle Reverendissime Mense di Trento, e Bresciannone, Cavaliere dell'inclito Ordine di S. Giovanni Gerosolimitanoe Commendatore di Obitz in Boemia ec. ec. MDCCLVII”
Matteo il liberale: Con la fine del principato tuttavia i Thun non esaurirono il loro ruolo politico. Respirando l'aria cittadina, partecipa ai moti del '48. Simpatizzante della "Giovine Italia", assieme alla madre Violante Martinengo Cesaresco, sostenitore dell'annessione del Trentino al Lombardo Veneto e la separazione dal Tirolo tedesco. Nel 1848 subì la prigionia nel castello di Trento, a Innsbruck e a Salisburgo.
Fece rinascere Castel Thun dopo le devastazioni operate dalle truppe napoleoniche e contribuisce alla promozione della biblioteca e del museo pubblici. Ridotto in precarie condizioni economiche, dovette vendere al municipio di Trento il palazzo di via Belenzani.
Il conte Zdenko: del ramo boemo, è l'ultimo abitante di Castel Thun. Continuò l’opera del padre Francesco nel riassetto del castello e dell’azienda agricola, costituita da 30 ettari di colture e da 260 ettari di bosco. Fu nota la sua grande passione per i cavalli avelignesi. Impossibilitato a mantenere le pesanti spese per la manutenzione del castello, lo vendette a privati, poi passato alla provincia.
Trascorse la vecchiaia a Trento, poi, per suo desiderio, fu riportato al castello dove morì nel luglio del 1982. Riposa nella chiesetta di San Martino vicino al maniero, da lui restaurata ed abbellita nel 1963.

