Chiesa di Santa Maria Assunta
La chiesa pievana, dedicata a Santa Maria Assunta è menzionata per la prima volta nel 1242; fu ricostruita in stile gotico nel corso del XVI secolo dal maestro comacino Alessio da Frisone incaricato direttamente da Bernardo Clesio. Ciò è testimoniato da un iscrizione scolpita su una pietra a metà navata. L’edificio sorge con l’orientamento canonico Est-Ovest. La facciata, termina con un timpano triangolare, e risulta priva di decorazioni. Inizialmente è presumibile che la chiesa avesse avuto l’entrata verso Nord-Ovest, ma con l’incremento demografico quasi certamente l’edificio risultò piccolo così venne ampliato abbattendo le mura laterali.
Entrando nella chiesa si può notare l’abside leggermente spostato ad Est per imitare il corpo di Gesù reclinato sulla croce. L’interno, a navata unica, presenta, accanto ad elementi tipicamente gotici quali le tre campate a crociera, gli archi a sesto acuto, e le finestre a traforo dovute ai lavori di ampliamento della chiesa nel 1719 da parte dell’architetto comasco Bernardo Tacchi. Un arco trionfale separa la navata dal presbiterio il quale ospita nella parte antistante l’altare, il coro. A destra dell’altare maggiore, murata nella parete del presbiterio, è posta la lapide tombale della famiglia Thun scolpita attorno al 1549. Su pietra bianca e rossa vi è un bassorilievo con lo stemma della nobile casata. Le pareti dell’aula sono scandite da lesene che danno l’effetto di slanciare verso il cielo l’edificio. L’ingresso della chiesa è sormontato da una cantoria lignea del 1730 ornata da motivi floreali, dallo stemma Thun e l’Adorazione dei Magi .
Nell’unica cappella laterale della chiesa vi è uno dei quattro altari. Marmoreo, di stile barocco costruito nel 1732 per volontà della Contessa Maria Elisabetta Thun . In marmi policromi, è ornato da una statua lignea di Battista Moroder raffigurante la Madonna Immacolata (XX secolo). E’ presente poi un monumento funebre dedicato a Leopoldo Thun datato 1848, ed un fonte battesimale a piante ottagonale risalente alla prima metà del 1200. Questi, da molti anni era ubicato nella piazza del paese. Il nostro parroco Don Giovanni notando la fattura di questa “fontana” intuì che si potesse trattare di un antico battistero. Fu possibile spostarlo e dopo il suo restauro, si ebbe la certezza che era veramente un antico fonte battesimale, e così fu portato in chiesa.
L’altare maggiore in marmi policromi, venne eretto nel 1742 per volontà del principe vescovo Domenico Thun. Le colonne lineari assieme alle altre decorazioni danno monumentalità all’altare, e fanno da cornice alla statua lignea posta in una nicchia rappresentante la Madonna Assunta attribuita allo scultore e maestro Giorgio Artzt e datata 1509.
L’altare ligneo laterale di sinistra, dedicato a S. Antonio Abate è attribuito alla cerchia dei Ramus, ed è decorato dalla meravigliosa pala riconosciuta ad Antonio Guardi. Raffigura la Madonna con Bambino e i Santi Antonio abate, Rocco, Nicolò e Carlo Borromeo datata 1742.
L’altare ligneo di destra, attribuito a Simone Lenner di Ossana, presenta una pala settecentesca dipinta (secondo il Rasmo) dal pittore Dalla Torre e raffigura Santa Caterina d’Alessandria, San Vigilio, Sant’ Antonio da Padova, Sant’Orsola, Santa Giustina e San Carlo Borromeo.
Accanto a questo altare vi è l’organo restaurato nel 1742 da Giulio Doria di Bolzano. Risale al 1500 ed inizialmente era collocato presso la cantoria. Un altro organo è invece da alcuni anni posto nel coro dietro all’altare maggiore; è datato 1891 e proviene da un antico palazzo di Napoli.
Di notevole importanza è il ciclo guardesco custodito nella sagrestia. Fu a partire dal 1905 quando queste tele vennero esposte ad una mostra d’arte sacra a Trento, che divennero oggetto di dibattito critico. Il problema nacque dalla difficoltà di ricondurre tali opere ad uno o all’altro dei fratelli Guardi, in quanto il loro stile in parte si assomiglia. Le tre lunette raffigurano la Comunione sacrilega di Udone vescovo di Magdeburgo, la Lavanda dei piedi e la Visione di San Francesco, mentre i due “spicchi” rappresentano fiori e sono posti ad adornamento della finestra. Antonio e Francesco ebbero come committente un loro parente; don Pietro Antonio Guardi che fu parroco di Vigo di Ton a partire dal 1712. Si crede che solo gli spicchi floreali vennero eseguiti in loco per via della particolare forma della tela che incornicia esattamente la finestra. Per le altre lunette la tesi più accreditata è che queste siano state richieste ai Guardi prima della loro partenza da Venezia e collocate poi nell’attuale sede nel 1738.
Sempre nella sagrestia si possono poi ammirare molti oggetti preziosi, ed anche reliquie probabilmente donate dai fedeli alla chiesa, al ritorno dai loro pellegrinaggi. Ce ne sono comunque altre poste negli altari; ad esempio in quello di S. Antonio, e poi si ricorda la reliquia di S. Ubaldo, patrono dei cacciatori, situata attualmente nel coro, ma un tempo esposta ai fedeli sull’altare di S. Caterina.
IL CAMPANILE
Il capanile che affianca l'edificio è dotato d'un orologio e coronato da na cupola a pera. Durante la guerra perdette tre, delle sue quattro, campane che furono poi restituite con altre fuse dal Colbacchini di Trento.

