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Il Castello di Tono e la Chiesa di S. Margherita

Il maniero era collocato sul dosso vicino a Castelletto, una frazione del comune di Ton, a lato della strada realizzata nel 1856. Fu costruito, sembra, per controllare il "ponte della Rocchetta" che costituiva l'unico accesso alla valle di Non per chi proveniva dalla Piana Rotaliana. I ruderi conservati appartengono alla chiesa di Santa Margherita, utilizzata fino allo scadere dell'Ottocento, che diede poi il nome al colle. Secondo don Gioseffo Pinamonti (1839) il fortilizio sarebbe da assegnare a prima dell'anno mille, mentre Giusto de Vigili (1887) ipotizzava che sul dosso "torreggiasse un fortilizio romano, perchè ai suoi piedi di rinvennero monete romane e frantumi di tombe romane". Desiderio Reich (1900) parlava di un "antichissimo" maniero, parere ripreso più tardi da don Pietro Micheli (1982) che indicava come il castello fosse "assai antico risalente al sec. X". Alfredo Gorfer (1967) proponeva invece di assegnarlo al XII secolo. Vigilio Inama, nel 1905, ricordava che "il castello più antico de Tono, presso la Rocchetta, fu detto così perchè fabricato da alcuni abitanti del villaggio, o della parrocchia de Tono, la quale quindi diede e non prese il nome dal Castello. E così dicasi di ogni altro nelle Valli nostre". Va ricordato che il toponimo "Castelletto" ricorda in genere un antico villaggio fortificato.

Secondo alcuni studiosi ed eruditi ottocenteschi i proprietari del castello furono originariamente i signori di Tono, ritenuti dalla storiografia di quei tempi ora gli antenati dei Thun ora una casata da questi ben distinta". De Vigili ed Alberti d'Enno proponevano gli anni Trenta del XIV secolo come data d'inizio dell'abbandono progressivo del Castello di Tono, processo avvenuto forse in seguito alla costruzione della fortezza alla Rocchetta, voluta nel 1333 da Enrico duca di Carinzia e conte di Tirolo e da questi assegnata come feudo pignoratizio a Volcmaro di Burgstall, progenitore degli Spaur.

Decaduto il maniero, al suo posto assunse importanza la chiesa di Santa Margherita di Antiochia. Dell'antica chiesetta sono rimasti in piedi solo i resti del prospetto d'ingresso sul lato occidentale. I muri laterali non superano i sei metri di lunghezza per un'altezza di poco meno di un metro e sono ammorsati ad angolo retto alla facciata. La chiesetta, orientata in direzione est-ovest, fu costruita sull'angolo nord della sommità con la tecnica del muro "a sacco"; era originariamente in un'unica aula, stretta e a pianta rettangolare.

La maggior parte delle chiesette trentine tardomedioevali, che per struttura e dimensioni si possono definire simili a quella di Santa Margherita, furono a loro tempo edificate all'esterno dei centri abitati o ai loro margini; in qualche caso esse furono luogo di vita o di sepoltura di eremiti. Queste piccole chiesette furono delle strutture sacre minori, con la funzione di chiese stazionali in cui la popolazione limitrofa si recava in determinate festività o in occasione di eventi eccezionali o calamitosi.

Nell'archivio Thun di Castel Thun sono conservati alcuni proclami cinquecenteschi di membri del casato relativi alla festa della santa, che si svolgeva annualmente in luglio, e in occasione della quale si teneva una fiera di animali chiamata appunto di Santa Margherita. La fiera degli animali si teneva il 20 luglio, nella località chiamata "Pra de la féra vècla" che si trova a Castelletto. Successivamente la fiera fu spostata nel "Pra de la féra nòo", collocato lungo il torrente Noce fra il ponte sul Rinassico e la prima casa di Castelletto. La manifestazione si tenne fino agli anni Cinquanta del Novecento.

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